lunedì 19 luglio 2010

Oltre il cancello
Ne son passati di anni sotto i cieli
e passando per la via dei ricordi
mi son riaffacciato al cancello di casa.
Attorniata dal ligustro in bianco fiore
eccola presentarsi ai miei occhi
facendo risorgere in me attimi di storia.
Tra le sue accoglienti braccia
ho vissuto gran parte della mia vita
che ancor oggi  nello sfumato ricordo
mi rivedo riccioluto e biondino
quando ancor in spensierato animo
saltellavo in zoccoli sul ghiaioso cortile
tra i vagabondanti animali di casa
che scorazzando nel lor vital libero
lasciavano tracce al primo capito
per poi in coccolamento andar a tuffarmi
nel pelo di quel lanoso belga nero
dopo averlo stuzzicato nel farmi inseguire
tra gli immensi prati del circondario.
Attraverso il cancello di smalto in ruggine
chiuso da un catenaccio già forzato
ho indugiato a guardar nell’ampio cortile.
Tra l’ammasso di calcinacci di mano passata
che lasciati in disordine sul’infierir del tempo
attorniata da qualche sparso fiore senza coltivo
nell’ alto suo verde incolto
l’erba faceva fronte sull’ espando triste.
La grotta era ancor nel fondo del cortile
e l’edera nel suo rampicante sconfusionato
s’era impadronita di tutti i suoi fianchi
nascondendo alla luce la sua gentil ospite.
La facciata era in avanzato screpolamento
il balcone stava in un ambante sciaticante
mentre le finestre nel lor accostato
eran preda di un color ormai sbiadito
segno di un abbandono già nel suo tardivo.
Dall’alto della sua imponente mole
stagliandosi in alta vetta verso il cielo
con ampie nude braccia a chieder pietà
sul fondo del cortile in erbacce avvolgenti
con ancor uccelli in sereno cinguettio
che ancor si trastullavan tra i suoi rami
il pino capeggiava nella sua vecchiaia.
Nel quadro che reggeva su quel silenzio
un rumor leggero distolse il mio sguardo
facendolo cadere sulla cresta di un divisorio
dove un gattino dall’arruffato scuro pelo
fissandomi si mise a miagolare
sparendo veloce oltre il muro
all’accenno di un primo mio movimento.
Prima del mio congedo
con l’occhio colsi un rosso colore
che soffocato dall’erba avvolgente
quasi a voler chiedere aiuto al cielo
nel suo stento cercava orme di luce  
tra la bassa lamiera del cancello.
Mi guardai un attimo attorno
e facendo leggera forza sul catenaccio
il cancello si ambò sotto il dolor dei ruggini cardini.
Col cuore in gola che col battito giocava
diradando con mano l’erbaccia soffocante
accarezzai tremante quei rossi petali di rosa
ed incurante dello spinoso stelo
per non farla poi più soffocare
cogliendola nel suo più alto gambo
la portai in dono al silenzioso sorriso
di colei che or vive in eterna pace.
Nilodan Gi.Pi.
28/06//2010
(Elaborazione immagine personale)


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