mercoledì 12 novembre 2014

Gli occhiali da..."SOLE"

Abbiamo davanti agli occhi l’ennesima tragedia.. "La tragedia" del lasciar fare, dell'infischiarsene delle regole, intanto nessuno controlla e se controlla, lascia poi fare perché è più redditizio fingendosi ciechi di qualcosa che sorge sotto agli occhi di tutti, indossando gli occhiali da sole e gli occhiali da sole mascherano gli occhi dai raggi della luce..."oscurano" l’avanti.
Tutti sappiamo che la natura ha un suo logico percorso che se sbarrato, pian piano lo disarciona riprendendosi il quel suo logico cammino.
Ora si piangono vite che son state sommerse dal fango e dall'acqua, ed è giusto, perché le vite sono sacre, ma sono lacrime che a priori si sapeva già di piangere, se non oggi, certamente in un prossimo domani ed il domani, alla fine ,come spesso accade, arriva men meno che lo si aspetta e poi si dice che era "imprevisto" ma nessuno a quanto pare ha voluto farsi carico di fermare in tempo queste lacrime, lasciando così che un fiume ed un monte diventassero, pur incolpevoli, simboli delle "colpe" di una natura che quando attaccata da più parti, alla fine si rivolta, difendendosi e poi inesorabilmente si piange amaramente e dove si piangerà la prossima volta, dove s’apriranno altre bare per poi proseguire a seppellire ancora una volta la solita tragedia???

L'acqua che scende dai monti /guarda sempre verso valle /
e se ha ostacoli sul suo cammino/si crea un percorso alternativo/ 
per andar ad abbracciare il suo mare ” …….

Gli occhiali da… “Sole”
Il sole è sparito all’orizzonte
Quasi rivolgendo una preghiera
L’occhio s’è alzato verso il cielo
Tuoni, fulmini e acqua
Scendono all’impazzata
E or imperversa l’acquazzone
Il sorriso s’è fatto lacrima
Il fango s’è fatto strada
La distruzione è di casa
Il cuore piange il dolore
Di una strage già da tempo annunciata
Di cui nessuna mano ha preso decisione
Qualcun nell’ieri fingendosi cieco
Ha indossato gli occhiali da sole
Per non essere accecato da quei visibili “muri”
Che si sollevavano attorno
Pur sapendo che la natura
E’ un quadro di rara bellezza
Da saper ammirare e gustare
Ma non da “scoglionare”
Perché nel tempo del domani
Che si presenta alla luce dell’oggi
Si ribella nel vedersi maltrattata
Rivoltandosi e difendendosi dagli assalti
Che la vogliono soffocata
E lei nella sua elevata maestà
Non ha occhi o pietà per nessuno
L’acqua che scende dai monti
Guarda sempre verso valle
E se ha ostacoli sul suo cammino
Si crea un percorso alternativo
Per andar ad abbracciar il suo mare
E poi inesorabilmente si piange amaramente
Additando il buon Dio esecutore di tragedie
Di cui l’animo umano s’è fatto libertà
Andando oltre l’umana logica del buon senso
Creando sempre più fosse
Dove adagiare ancor nuove bare
Senza togliersi gli occhiali da sole
E poi Pilato si lava di nuovo le mani.
© Nilodan

2 commenti:

Sari ha detto...

Questa tua, è una poesia di forte ed efficace denuncia che farà riflettere chi ha il cuore aperto e attento. Gli altri, quelli che dovrebbero tutelare e preservare le nostre vite, il cuore l'hanno al posto del borsellino.
Grazie per avere scritto di queste tragedie.

Gi.Pi. Landoni ha detto...

E' una verità che purtroppo si presenta ad ogni tragico evento e sinceramente andando avanti di questo passo, sconfiggerà l'umanità. L'umanità che è sempre vogliosa di tutto e di più, senza tener presente che tutto ha un suo sacrosanto limite, oltre il quale ci sono le tragedie!