lunedì 8 novembre 2010

La vecchiaia

La vecchiaia

Anche se l’oggi nei suoi combini
s’è chiuso nel suo tramonto abituale
alle soglie di questa mia vecchiaia
la speranza vola a dipingere 
su questo mio lento cammino
colori che ancor non eran emersi.
La sera è nell’adorno di piccoli puntini
che nell’oscurità di quell’abside surreale
si dischiudon a stella illuminando a migliaia
quell’ombre che nel lor lento scorrere
mi porteran a salire ancor un gradino
verso quell’invisibil porta che non tarderà ad aprirsi.

Sovente nel viaggio della mia quotidianità
dipinti di pensiero in lucida traccia
van confezionando tele dal sfumato sorriso
che non avendo ritorno a nessuna fiaba
pian piano reincornician la vera realtà.
Gli occhi nello specchio della verità
sono lucidi senza più goccia
infossati su un rugoso ed inciccio viso
che nell’ avvolto da imbiancata barba
nel lor perso cercan quell’oceano dell’aldilà.

Nel susseguo del tempo
il corpo nel suo curvo cammino
ha pesato come scafandro sulla vita
portando nel rilento questo mio passo
che or trova l’appoggio in un bastone.
Con un cappello di vecchio stampo
calato su una criniera senza più animo
nella mia giornaliera fuoriuscita
cammino spesso a capo basso
sotto la lieve brezza che emana il vialone.

A volte leggo il giornale dell’ieri
seduto sulla panchina del viale
o scambio idee che spesso discordano
con chi sedendosi accanto subito inizia
con quel suo ”pallino” che sembra mai aver fine.
Per natura son uno che non parla volentieri
preferisco starmene immerso nel mio fondale
percependo i rumori che mi circondano
che essere assorbito dall’ultima profezia
di chi ne sa una in più su ogni vicissitudine.

Mani ruvide e secche pian piano
han smarrito parte della lor forza
ed a volte nel lor stato debole
fan scivolare avvolte nel lor tremore
cose che osservo con rammarico cadere.
Nel discapito dell’ombre che avanzano
la mente sembra ancor lucida nella sua scorza
consentendomi a volte di giocar con le parole
sempre nel rispetto del lor alto valore
cercando anche qualche uscita di piacere.

Nel tempo il silenzio s’è fatto gigante
ed il pensiero sovente sale a cercar quel raggio
che della vita sa illuminar ogni calvario
cercando nell’immagino di perforar quel confino
dove per natura l’orizzonte traccia la sua linea.
Quando si chiuderan queste mie ante
in quella speranza che m’ha dato sempre coraggio
finalmente mi vedrò libero e nudo da ogni sudario
per poter salire da solo quell'ultimo scalino
che varcando quell’oltre mi porterà alla mia ninfea.
Nilodan Gi.Pi.
19/10/2010
(Elaborazione grafica personale)

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